La campagna elettorale permanente, di cui è vittima da tempo questo Paese, rischia di far perdere di vista la realtà dei fatti.

 

In particolare la crisi della mobilità della nostra regione, aggravata dalla tragedia del Ponte Morandi, un fatto senza dubbio concreto che ha evidenti ricadute sia sugli spostamenti delle persone che delle merci, è diventato tema di dibattito e di scontro fra le varie parti in campo fin dal 14 agosto.

 

L’ipotesi di sospensione della concessione ad Autostrade, annunciata dal Ministro dei Trasporti sull’onda dell’emozione, forse anche per accontentare il proprio elettorato locale, sta provocando ricadute pesantissime sul futuro delle infrastrutture liguri.

 

E’ stato evidente fin da subito che tale scelta avrebbe determinato il blocco della Gronda, ma nessuno si è ricordato che anche i lavori del nodo di San Benigno, affidati dalla medesima committenza (ASPI), si sarebbero inesorabilmente fermati in attesa di comprendere il futuro della concessione, messa in discussione dal Ministro Toninelli.

 

In questo stato di costante incertezza del contesto (blocco e riavvio delle opere, attesa di analisi costi benefici, taglio dei finanziamenti pubblici in legge di stabilità, crisi dei grandi costruttori, rimessa in discussione del codice degli appalti pubblici, ecc.) , nel dibattito sui temi della mobilità, si dimentica il ruolo fondamentale dello svincolo di San Benigno, studiato per la separazione del traffico privato da quello delle merci in uscita ed entrata dal porto di Sampierdarena. Senza contare che il blocco di quest’opera ha determinato la sospensione dell’attività dei lavoratori edili addetti, ai quali sono attualmente applicati gli ammortizzatori sociali.

 

La Filt Cgil, che in questi mesi ha partecipato con responsabilità ai tavoli di discussione sui vari temi legati a mobilità e infrastrutture, vuole restare sul merito delle questioni, senza farsi strumentalizzare dalla propaganda politica, basata sui sondaggi e sui social.

 

In particolare, la nostra posizione favorevole alle grandi opere, dal terzo valico alla gronda, è sempre stata di merito, in quanto basata sulla necessità di sostenere lo sviluppo di questo territorio e dei suoi porti, per i quali reti infrastrutturali moderne ed efficienti sono imprescindibili, e nel contempo sull’obiettivo di diminuire l’inquinamento attraverso l’aumento delle merci su ferro e l’alleggerimento del traffico pesante nell’area metropolitana.

 

Come di merito è la nostra denuncia sul rischio di riduzione del fondo nazionale trasporti per il trasporto pubblico locale che, dopo i tagli degli anni scorsi, è già insufficiente per un servizio adeguato, ma a causa della legge di stabilità 2019 rischia  una ulteriore  decurtazione, se le verifiche sull’andamento degli indicatori finanziari sul debito pubblico non raggiungeranno, nel primo semestre, gli obiettivi prefissati. In questo senso i dati Istat sulla recessione tecnica non fanno ben sperare.

 

La campagna elettorale, giocata anche sui temi dell’autonomia differenziata che riguardano settori importanti per la nostra categoria, come porti, autostrade e ferrovie, presumibilmente peggiorerà nell’imbarbarimento dei toni all’approssimarsi delle elezioni europee, rischiando di determinare ulteriori danni al lavoro e alla regione, se questa classe dirigente non smetterà di badare più ai sondaggi e ai social che al futuro di questo Paese. Infatti, il blocco delle opere non è virtuale ma drammaticamente concreto, in quanto sta causando perdita di posti di lavoro, di reddito per le famiglie, e il rallentamento dell’economia, come altrettanto reale è il fatto che al taglio di finanziamenti pubblici corrisponde un decadimento dei servizi e con esso si riducono posti di lavoro di qualità.

 

Anche per queste ragioni abbiamo manifestato a Roma lo scorso 9 febbraio.

 

 

Enrico Poggi                                                            Laura Andrei

Segretario Generale Filt Cgil                              Segretario Generale Filt Cgil Liguria