Di seguito il contributo di Elena Bruzzese Camera del Lavoro di Genova inviato all’iniziativa DONNE IN POLITICA QUALI DIFFERENZE del 31 gennaio 2019 presso Palazzo Tursi a Genova

 

 

Buongiorno a tutte e a tutti,

purtroppo un inderogabile impegno sindacale non mi permette di partecipare a questo vostro convegno ma vista l’importanza del tema trattato e il rapporto che unisce le nostre organizzazioni accetto con piacere l’invito ad inviarvi un breve contributo della CGIL di Genova ai vostri lavori. Nonostante le norme introdotte per favorire l’eguaglianza di genere abbiano avuto un parziale effetto, la politica italiana resta ben lontana dall’essere un luogo in cui donne e uomini hanno lo stesso peso, e malgrado le leggi approvate per riequilibrare la rappresentanza, la strada per le donne resta in salita. La necessità di una più equa rappresentanza di genere e pari opportunità per le donne all’interno delle Istituzioni pubbliche o aziende private è ormai riconosciuta, così come emerge dalle dichiarazioni di illustri rappresentanti del mondo economico e finanziario, ma nonostante vi sia la consapevolezza che la riduzione del divario di genere si possa tradurre in un aumento del PIL e in nuove chance per il nostro Paese, la parità sostanziale nel pieno rispetto delle differenze è ancora lontana. A dimostrazione di questa difficoltà vi è il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro che in Italia resta molto basso, nonché la scarsa partecipazione di donne ai vertici di Enti, Istituzioni e Amministrazioni, sia pubbliche sia private Le competenze delle donne sono fattori di competitività, troppo spesso sottovalutati e che dobbiamo rimettere al centro di ogni idea di sviluppo, nel quadro di un cambiamento culturale vero e profondo. Infatti parlare di uguaglianza di genere o di contributo delle donne alla crescita del Paese non significa occuparsi di questioni femminili, ma di temi rilevanti per il futuro di tutti.

Non è in gioco il ruolo delle donne, ma la qualità della democrazia stessa.

Le quote di genere sono un argomento delicato e non particolarmente gradito sia agli uomini sia alle stesse donne, ma indispensabili perché la parità formale non è sufficiente in presenza di una tremenda disparità sostanziale. Le norme antidiscriminatorie sono strumenti per riequilibrare una realtà che se lasciata al suo decorso naturale penalizza le donne.

Le quote di genere devono essere in effetti un fatto transitorio, fino a quando non ci si abituerà tutti a pensare in modo plurale e non di genere.

E per un Paese sviluppato, non essere in grado di valorizzare le competenze delle donne è un gravissimo segno di arretratezza.

La realtà quotidiana delle donne deve confrontarsi ancora con la mancanza di servizi, l’organizzazione del lavoro domestico, l’accudimento familiare, il lavoro sommerso o precario, la rinuncia della carriera, le violenze domestiche, spesso non denunciate per paura e per mancanza di sicurezza economica. E anche gli ultimi provvedimenti del Governo come ad esempio “quota 100” sulle pensioni, continuano a discriminare le donne che a causa della mancata conciliazione tra tempi di vita e lavoro hanno spesso carriere discontinue.

Tutti temi che vedono la Cgil impegnata a lottare per quei diritti propri di un Paese che deve rimettere al centro la dignità dell’individuo e per la costruzione di una società più a misura di donna

Conciliare il principio di uguaglianza con la difesa delle differenze è la nostra sfida