Raggiunte quasi 8mila famiglie e 19mila individui, importo medio mensile di 252€, ma gran parte delle risorse destinate alla misura non sono state erogate per l’eccessiva selettività dei requisiti di accesso.

L’INPS ha pubblicato il 31 gennaio il quarto rapporto dell’Osservatorio sul Reddito di Inclusione (Re.I).
Il periodo di riferimento è gennaio – dicembre 2018.

Gli ultimi due aggiornamenti (a luglio e dicembre) consentono, tra l’altro, di apprezzare gli esiti del cambiamento, a partire da luglio, dei requisiti di accesso: non è stato più necessario appartenere ad un nucleo familiare con determinate caratteristiche (figli minori o disabili gravi, disoccupati ultra 55enni).
La misura ha assunto, a quel punto, caratteri di “universalità”, pur essendo previsti per l’accesso limiti di reddito ancora molto bassi.

La modifica dei requisiti ha consentito, in particolare in una regione come la Liguria, di raggiungere molti nuclei, composti anche di una sola persona e di età inferiore ai 55 anni, che prima erano esclusi (nell’ultimo Rapporto sono evidenziati anche i dati dei nuclei familiari e delle persone che percepiscono il Re.I. a partire da luglio 2018, proprio per dare conto degli effetti di questi cambiamenti).
Il valore dei contributi assegnati alle famiglie, su base mensile, in Liguria ha questo andamento, in euro:
I trimestre 767.225
II trimestre 1.178.714
III trimestre 1.683.362
IV trimestre 2.005.042
Con i dati registrati ad oggi, il valore dei contributi assegnati proiettato su base annua può essere stimato in oltre 24 milioni di euro a livello regionale.
E’ evidente la sproporzione tra le disponibilità di risorse e i contributi effettivamente erogati, segno che i requisiti per l’accesso alla misura presentano un livello di selezione eccessivo rispetto alla reale condizione delle persone (soprattutto il vincolo dei 3000 euro annui di ISRE, cioè la parte dell’ISEE relativa al reddito disponibile).
Il ReI partiva dalla consapevolezza che la povertà non è sempre e non è solo legata alla mancanza di lavoro. E’ il fenomeno dei “working poors”, persone che pur lavorando non riescono ad garantire a sè ed ai propri familiari una vita decorosa. La percentuale delle famiglie in cui non ci sono membri occupabili aumenta al 35% se consideriamo le persone con gravi invalidità e quelle impegnate col lavoro di cura e comunque almeno un quarto delle famiglie che vivono in povertà assoluta hanno già una elevata intensità lavorativa (Fonte. LaVoce.info).

Anna Giacobbe (SPI-Cgil Liguria)
Marco De Silva Responsabile Ufficio Economico