72° anniversario della battaglia di Montegrande

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Discorso pronunciato da Nedo Canetti in occasione del 72° Anniversario della battaglia di Montegrande. 4 settembre 2016.

Qualche settimana fa un amico, in vista della giornata odierna, 72° della battaglia di Montegrnde, mi ha fatto un dono molto gradito, gradito e prezioso. Mi ha regalato una serie di fotografie scattate, proprio qui, alla celebrazione della battaglia , 50 anni fa, nell’estate del 1966-. Ne4lle foto ci sono io che mi aggiro tra gli stand, c’è la mia famiglia ci sono compagni ed amici del tempo. Bandiere, striscioni. Foto bellissime. Ricordi bellissimi e molto cari.

Ebbene, sono sicuro che tutti noi abbiamo nella memoria e nel cuore tanti, tantissimi di questi ricordi. Ricordi dei giorni di Montegrande, i tanti giorni di Montegrande.

Un incontro questo con la Resistenza che è rimasto vivo nel tempo, che è migliorato nel tempo. Un appuntamento che non si può perdere. Nasce grazie al lavoro, alla fatica, all’abnegazione, al sacrificio di tanti volontari, uomini e donne, che questo evento costruiscono e gestiscono…e poi anche smontano.

E, senza dei quali, non ci sarebbe Montegrande. Li ringraziamo con grande affetto , Penso meritino un caldo applauso.

Una giornata questa bella e importante come il 25 Aprile, con in più il sapore della sagra , della festa di popolo con un forte, diffuso calore umano.

Quest’anno l’Anniversario si è arricchito con l’inaugurazione del Monumento alle gloriose Medaglie d’oro della ! Zona Liguria con il suggestivo scoprimento della lapide da parte di chi quella battaglia condusse e quelle giornate visse.

Vedete, ci sono numerosi momenti, alti importanti della Guerra di Liberazione, accaduti qui sulle nostre montagne. Battaglie, eroismi, rastrellamenti, scontri durissimi, Caduti; momenti significativi dal punto di vista militare nella lotta armata contro i nazi-fascisti .E momenti anche di forte spessore politico, come è stata la Repubblica di Pigna.

Molto giustamente ogni anno ricordiamo tutte queste vicende che segnano la storia gloriosa della nostra Resistenza le commemoriamo con partecipazione e commozione. Fatti, episodi che non vengono certo dimenticati dall’Anpi, dalla Fvl e dall’Istituto storico della Resistenza che preparano sempre, un ricco calendario di celebrazioni,calendario che si implementa ogni anno di nuove iniziative. Si pensi solo alla mole di eventi , lo scorso anno, in occasione del Settantesimo

Si ricordano e si celebrano tutte naturalmente con pari dignità.

Ma, lasciatemelo dire Montegrande è speciale. Ha una sua peculiarità. è come un simbolo, un paradigma.

Forse è proprio per quell’afflato di popolo che lo circonda e lo contraddistingue di cui dicevamo prima, forse è la grande partecipazione , forse il calore del ritrovarsi in tanti. Compagni, antifascisti.

Così, alle pendici di Montegrande, ci ritroviamo ogni anno giovani e anziani, uomini e donne, tanti giovani e questo è di grande conforto;rappresentanti delle istituzioni democratiche e cittadini e ancora qualche partigiano che quelle giornate visse e animò., partigiani, le cui file, purtroppo, , si sono assottigliate sotto la scure inesorabile dal tempo

(e quest’anno, a nome e a memoria di quanti ci hanno lasciato, vogliamo ricordare Germano che se n è andato da poco e che ancora ci sembra di vedere mentre depone con Tonino, ogni anno la corona, in ricordo dei tanti nostri Caduti

Ci ritroviamo , dicevo ,in tanti, non solo per celebrare una delle più belle pagine della Resistenza imperiese, una battaglia rimasta famosa;riportata nelle pagine dei libri di storia, non solo per rinnovare nel pensiero le gesta dei garibaldini che di quelle ore furono protagonisti con eroismo e sagacia militare con la memoria che ci riporta alla mente tanta figure come Curto, Cion, Stalin, Mancen e tutti gli altri di Montegrande.

Ci ritroviamo per ricordare, dunque, ma anche per rinsaldare quel patto di libertà e di democrazia che è stato il fondamento della Guerra di Liberazione, matrice della nuova Italia.

Le date scandiscono il tempo della memoria.

Lo scorso anno celebrammo il Settantesimo della ritrovata libertà; quest’anno i Settanta anni della Repubblica e i 70 del voto alle donne.

Non dimenticare, rinnovare questo patto resta l’ impegno di sempre, lo sappiamo bene.

Ma sappiamo anche che queste celebrazioni non debbono trasformarsi In una sorta di nostalgico reducismo, ma servirci, per riflettere, per capire, per trasfondere quei valori nella realtà del tempo che stiamo vivendo.

C’è stato un momento, nel nostro Paese, nel quale si è tentato di apporre una sorta d’oblio alla Guerra di Liberazione un mescolamento tra le parti in lotta nel quadro di un’ indistinta guerra civile.Lo ricordate, qualcuno voleva addirittura cancellare la festa del 25 aprile.

Bene hanno fatto, allora, le organizzazioni della Resistenza e le forze antifasciste a respingere con decisione questo attacco strisciante, subdolo,a respingere le false interpretazioni di pseudo storici.

Lo abbiamo fatto con celebrazioni come questa di Montegrande, con centinaia di celebrazioni, in tutto il Paese, con la loro vitalità, la presenza di popolo, Il valore di memoria, con un Settantesimo di grande spessore politico

Abbiamo dimostrato quanto vivi e attuali siano i valori della Resistenza e quanti italiani, a partire dal Presidente della Repubblica, li sentano propri. E’ una semplice verità:da una parte stava chi combatteva per la libertà e la democrazia dall’altra chi voleva perpetrare un regime totalitario che libertà e democrazia aveva cancellato.

La ragione e il torto.

Siamo qui, dunque a celebrare e a riflettere. Non possiamo limitarci al ricordo, alla memoria, se pur belli, cari, sentiti.

Oggi, sulla scena del mondo stanno prepotentemente riemergendo sotto altre spoglie o magari sotto le stesse spoglie pericoli come quelli che allora incombevano sull’umanità e che allora combattemmo. Forme di razzismo, xenofobia, di nazionalismo esasperato con l’Europa , tanto sognata che, invece di unirsi, scricchiola in maniera sinistra.

Vediamo Paesi che innalzano muri e siepi di filo spinato invece di aprire corridoi alla comprensione, all’integrazione, alla solidarietà,. con Paesi di antica civiltà liberale e democratica come la Gran Bretagna e gli Stati Unti di Donald Trump che sembrano volersi rinchiudere in se stessi, nel proprio egoismo nazionalistico, , in una sorta di isolazionismo di ritorno.

Altri, come la Turchia, che si involvono in un regime al limite della dittatura.

E l’orrore di Aleppo e l’orrore dei bambini kamikaze e le guerre mediorientali senza fine.

Con forze politiche, che da tante parti e proprio qui in Europa e in Italia ,di fronte ad un fenomeno impressionante, epocale come l’ esodo di portata biblica di milioni di fuggiaschi, di rifugiati, con il Mediterraneo diventato la tomba dei disperati della terra, che fuggono da guerre, eccidi, bombe, fame,, pensano solo al proprio orticello elettorale e voltano le spalle a qualsiasi tipo di umanità e di accoglienza, anche quando l’invocazione arriva dalla voce alta di papa Francesco.

Problema terribile e difficile da risolvere, questo dell’immigrazione di massa ne siamo coscienti. Lo abbiamo di fronte, ogni giorno. Lo vediamo, senza andare lontano, a casa nostra , a Ventimiglia.

Ma è un problema che non è risolvibile solo con misure restrittive, con leggi e ordinanze, con il semplice respingimento ma con un’azione congiunta e solidale che dovrebbe vedere impegnata tutta l’Europa

Ed invece, l’Europa finora ha fallito. Constateremo se dall’incontro di Ventotene tanto simbolico per il luogo, e dal prossimo di Bratislava verrà qualcosa di utile e di significativo per l’Europa e le sue tante criticità, dalla sicurezza alla difesa, dall’immigrazione alla disoccupazione, alla povertà. Problema complesso, ripeto, che scatena nella gente sentimenti e atteggiamenti contradditori, a volte viscerali. Paure, certo , timori, insofferenze. L’Italia ha fatto molto con i salvataggi in mare e con l’accoglienza; dovrebbe migliorare ancora la sua azione, seguendo pure la strada, già intrapresa da qualche comune, di utilizzare questi rifugiati in lavori socialmente utili, nel quadro di un quadro di volontariato.

L’Italia e gli italiani sono magnifici in questi momenti di solidarietà, di aiuto e fratellanza, lo hanno saputo dimostrare in ogni circostanza, come, nei giorni scorsi, in occasione del recente tragico terremoto. Colgo l’occasione per inviare a quelle popolazioni il senso della nostra più viva e fraterna solidarietà e l’augurio per una pronta ricostruzione.

Per gli immigrati è, però, chiaro che l’Italia da sola non può accogliere all’infinito tutti (gli sbarchi si sono infittiti nelle ultime ore). Deve nascere una strategia a livello europeo. Far seguire alle parole i fatti con politiche continentali mettendo in atto il “Migration compact”, i corridoi umanitari, il piano Junker di dislocamento, cancellando finalmente l’accordo di Dublino e, soprattutto, cominciando a risolvere i problemi di sviluppo là dove il problemi nascono, nelle terre dell’esodo.

Da una parte, ci sono, dunque, le questioni enormi poste dal fenomeno immigratorio, dall’altra l’incombere del terrorismo che ormai non dà tregua che colpisce alla cieca nei luoghi della quotidianità, della vita civile dove si esprime il nostro modo di essere. L’obiettivo è chiario: ingenerare paura. Migrazione e terrorismo, diventano così un a miscela esplosiva pericolosa micidiale. E la paura si ingenera, cresce. Una paura contro la quale dobbiamo resistere, combattere.

Alla convenzione del Partito . Democratico americano Hillary Clinton ha citato una bella frase di F.D. Roosevelt

L’unica cosa di cui aver paura -ha detto- è la paura”. Frase bellissima ma non facile da tradurre in realtà. Questo dobbiamo fare, però, non darla vinta ai terroristi, non chiudersi in casa continuare; la nostra vita di ogni giorno. Partecipare alle iniziative, della cultura del divertimento, dello sport, con lo spirito delle recenti Olimpiadi)..Partecipare a manifestazioni di popolo come questa di oggi. Se no, hanno vinto loro.

Lo scorso anno, nel Settantesimo della Liberazione abbiamo ricordato quante delle conquiste dell’Italia del dopoguerra siano state frutto della Resistenza . Conquiste e risultati,ma anche abbiamo segnalato quanto ancora c’è da fare, ora che siamo reduci da una grave crisi economica ancora non del tutto superata e mentre scontiamo una errata politica europea di austerità. Quanto ancora c’è da fare per il lavoro e il lavoro dei giovani soprattutto per la giustizia sociale, contro la corruzione e la criminalità organizzata.

Quanto sia ancora difficile il momento lo abbiamo sperimentato in questi mesi anche qui da noi ad Imperia con la chiusura del pastifico Agnesi, una delle ultime vestigia del glorioso passato industriale della città.

Chiusura con pesanti conseguenze sull’economia cittadina,con tanti lavoratori, a cui va la nostra fraterna, calda vicinanza, incerti del loro futuro. Con tante famiglie in angoscia..ccorre fino all’ultimo trovare soluzioni anche minime per salvare almeno i posti di lavoro.

Quest’anno -lo abbiamo detto- celebriamo i 70 anni del voto alle donne. Purtroppo, lo celebriamo proprio nel momento in cui proprio le donne sono oggetto di una barbarie incredibile, terribile, senza fine. L’orribile femminicidio, una piaga orrenda contro la quale non solo occorre alzare la più dura, ferma condanna, ma anche combattere sul piano delle leggi, del costume, della cultura.

La Resistenza, insieme alla libertà e alla democrazia ci ha dato la Carta che di questa libertà e di questa democrazia fissa le regole, la Costituzione della Repubblica. E’ un tema di grande conflittuale attualità. So di toccare un tasto delicato, ma sarebbe ipocrita sottacerlo, ignorarlo. A novembre saremo chiamati a votare un referendum di conferma o no della riforma della Seconda parte della Costituzione votata dal Parlamento. Ci sono pareri diversi, contrastanti, addirittura opposti. Lo sappiamo. E sappiamo pure che l’Anpi ha assunto una posizione decisamente contraria.

Quando i dirigenti dell’Anpi imperiese mi hanno chiesto di tenere questa orazione ho fatto correttamente presente che sul referendum io avevo una posizione diversa da quella dell’associazione, a cui mi onoro di appartenere.

Mi hanno dato lo stesso fiducia e io sono grato oltre che lusingato di questa fiducia e di parlare a Montegrande.

Perciò, giustamente e altrettanto correttamente non entrerò nel merito dell’oggetto referendario. Ci sono state e ci sono altre sedi per un confronto sereno e pacato. Mi pare che giustamente ed opportunamente di tale confronto sereno si stiano convincendo tutte le parti. Di questo sono particolarmente lieto, come sono felice di un’altra cosa ,del fatto che sia il popolo italiano a decidere , a fare le sue valutazioni. Questo è il bello della consultazione referendaria, dove davvero il voto è assolutamente libero , dove, sul serio, uno vale uno. Sì o no, in piena libertà, in piena coscienza.

Decide il voto. Decide il popolo italiano.

Nel 1946 si tenne in Italia un referendum di grande valore storico, Gli Italiani si divisero, quasi a metà, tra fautori della Repubblica e della Monarchia. Fu un confronto aspro, anzi asperrimo ma all’indomani, proprio nel lavoro della Costituente, si superò quella frattura e si diede vita unitariamente proprio alla Costituzione Auspico che dopo novembre, qualunque sia il risultato, si ritrovi nel Paese la volontà, non dico di superare i contrasti politici, sarebbe sciocco e neanche giusto pensarlo, ma di lavorare, ciascuno con le proprie idee per il bene del Paese.

La Guerra di Liberazione è stato del resto un esempio di come si possono superare anche contrasti durissimi.

A tale proposito vorrei far mie le parole che il presidente Mattarella ha pronunciato al meeting di Rimini, “La Repubblica è nata da un referendum -ha detto- e dunque da un confronto democratico. La divisione degli orientamenti, però, è stata tradotta in una straordinaria forza unitaria. Gli inevitabili contrasti che animano la dialettica democratica non debbono farci dimenticare che i momenti di unità sono decisivi nella vita di una Nazione. E che, talvolta, sono anche doverosi. E’ un grande merito saperli riconoscere. Un Paese che non sa trovare occasioni di unità, diventa più debole”.

Così vorrei concludere, che anche da Montegrande, in questa bella giornata di festa di popolo che rinnova i valori della Resistenza, partisse lo stesso auspicio, un messaggio di unità, quella stessa che animò gli uomini e le donne che su questi monti fecero la storia e fecero la nuova Italia.