Cara Repubblica,
la sentenza del Consiglio di Stato del 18 marzo ha messo una pietra sopra al trasferimento dei depositi chimici di Carmagnani e Superba da Multedo a Ponte Somalia. Fine della corsa, almeno su quella strada. Ma per chi in quei depositi ci lavora tutti i giorni, il problema non è dove finisce un ricorso: è dove finisce il proprio posto di lavoro.
È con questa urgenza che i sindacati confederali del settore si sono mossi subito dopo la sentenza. Prima, un confronto con la direzione aziendale, poi un passaggio in Regione, direttamente con il presidente Marco Bucci. Il Presidente (che da sindaco quella ricollocazione l’aveva fortemente voluta), ha voluto dare un segnale netto: l’opzione zero, cioè la scomparsa dei depositi senza alternativa, non è sul tavolo. E ha anticipato che nel nuovo Piano regolatore del porto, quello che l’Autorità Portuale sta scrivendo, i depositi chimici dovranno esserci.
Per i sindacati è un punto fermo importante, ma non basta perché non si sta parlando di numeri astratti, ma di posti di lavoro di qualità che vogliamo siano salvaguardati; quello che serve è una sistemazione che permetta all’azienda di crescere, di investire, perché queste sono aziende che rappresentano una risorsa per il territorio.
Genova sta andando verso una deindustrializzazione che deve preoccupare. Tante fabbriche e luoghi produttivi del settore sono andati via. E allora, quando hai un’azienda che vuole restare, che lavora, che produce, bisogna metterla nelle condizioni di poterlo farlo. Non si può tenere appesa per anni tra Tar e un Consiglio di Stato.
C’è poi un ragionamento più esteso che tocca il settore delle rinfuse chimiche dove il materiale liquido arriva nei depositi e deve essere trasformato. E la trasformazione significa altre aziende, altri lavoratori, altra occupazione. Di qualità, non precaria. È una catena. Se togli il primo anello, si porta via tutto il resto.
È una lettura che sposta il fuoco dalla contrapposizione tra quartieri — Multedo contro Sampierdarena — alla dimensione industriale della vicenda. E che, per una volta, trova un terreno comune con i comitati cittadini: l’obiettivo, infatti, è lo stesso, ovvero allontanare i depositi dalle abitazioni e ricollocarli in un’area portuale adeguata. Genova ha una posizione strategica e il porto va potenziato dal punto di vista industriale, non solo logistico. In giro per l’Europa i porti investono. Noi ci possiamo permettere di andare nella direzione opposta?
Ora la palla è nel campo della pianificazione. Il nuovo Piano regolatore portuale dovrà indicare dove, concretamente, i depositi potranno essere ricollocati dentro le aree demaniali. La sindaca di Genova Silvia Salis ha ribadito che quello è lo strumento giusto. Marco Bucci, dalla Regione, ha dato il suo appoggio. Resta da capire con quali tempi e con quale volontà politica reale si arriverà a una soluzione.
Intanto si muove anche il fronte istituzionale cittadino: a breve è previsto un incontro in Comune, dove le parti si siederanno di nuovo attorno a un tavolo per provare a tradurre le rassicurazioni in fatti concreti. Per i lavoratori di Carmagnani e Superba, intanto, l’attesa continua. Una cosa è certa: la nostra città rischia la deindustrializzazione e il settore delle rinfuse è una ricchezza che Genova non può permettersi di perdere.
Giulio Pizzorno e Silvano Chiantia sono rispettivamente responsabile settore chimico Filctem Cgil Genova e Segretario Generale Filctem Cgil Genova


