La ricerca in Liguria attraversa una crisi strutturale che non può più essere letta come somma di singole vertenze, ma come il segnale evidente di un sistema in difficoltà. Dall’IIT all’Università di Genova, fino agli Enti pubblici di ricerca, emergono criticità comuni: sottofinanziamento cronico, precarietà diffusa, salari bassi e relazioni sindacali sempre più fragili. All’IIT, solo la mobilitazione di RSU e lavoratori ha portato alla luce una crisi insieme finanziaria e organizzativa. Il taglio delle risorse pubbliche, unito a retribuzioni non competitive e a una forte presenza di personale precario, indebolisce la qualità della ricerca e la sua continuità. Crescono inoltre spin off ed esternalizzazioni, senza che il territorio sia in grado di offrire infrastrutture e opportunità adeguate: l’innovazione prodotta rischia così di disperdersi, senza tradursi in sviluppo locale e occupazione stabile. L’Università di Genova, in rinnovo della carica di Rettore, subisce una crisi più ampia del sistema universitario. I finanziamenti restano insufficienti, mentre peggiorano le condizioni materiali di studio e lavoro: dalle mense all’accoglienza, fino alla valorizzazione del personale, soprattutto precario. I piani di stabilizzazione escludono una parte consistente di ricercatori e assegnisti. Negli Enti pubblici di ricerca la fine della stagione del PNRR si traduce in una ondata di espulsioni dalla ricerca, con migliaia di lavoratrici e lavoratori che vedono scadere i propri contratti. Mentre la ricerca pubblica arretra, crescono gli investimenti in spesa militare e il PNRR ha spesso privilegiato opere infrastrutturali e materiali. Il rischio è lasciare in eredità opere senza comunità scientifiche più forti e senza occupazione stabile nella conoscenza. Anche a livello territoriale, si continua a costruire più centri commerciali che centri di ricerca, più spazi di consumo che luoghi di produzione di sapere, consolidando un modello di sviluppo a basso valore aggiunto. Per invertire la rotta serve un cambio netto di priorità: più risorse, salari dignitosi, stabilità lavorativa e un vero ecosistema della ricerca che integri università, enti e sistema produttivo. Le priorità sono chiare e indicano una possibile via d’uscita. Serve un rinnovo del contratto IIT che riallinei i salari a livelli dignitosi rispetto agli altri enti di ricerca. È indispensabile fermare il ricorso strutturale alla precarietà, avviando stabilizzazioni per il personale in essere e garantendo continuità alle competenze negli Enti di ricerca. Occorre aprire un tavolo regionale tra sindacati e istituzioni per affrontare la crisi e ripristinare finanziamenti adeguati alla ricerca in Liguria. Infine, è necessaria una scelta strategica su Genova e le Liguria: farne davvero una città e una regione universitaria, investendo in accoglienza, servizi e nella valorizzazione del personale. Senza ricerca pubblica, senza stabilità e senza investimenti sulla conoscenza, non c’è sviluppo possibile.


