Intervento della delegata Fp Cgil Genova alla manifestazione nazionale del 17 aprile 2026 relativa allo sciopero del personale della sanità privata e delle RSA
Di seguito la traccia dell’intervento della delegata Fp Cgil Genova alla manifestazione nazionale del 17 aprile 2026 relativa allo sciopero del personale della sanità privata e delle RSA:
Compagne e compagni, colleghe e colleghi,
oggi sono qui a parlare non solo come operatrice socio-sanitaria, ma come voce di tutte noi che da anni, con dedizione e professionalità, ci prendiamo cura dei cittadini più vulnerabili nelle RSA. Siamo donne e uomini che ogni giorno svolgono un lavoro fondamentale, faticoso, spesso invisibile agli occhi della società, ma indispensabile per garantire dignità e assistenza a chi ne ha più bisogno.
Eppure, dopo tredici lunghi anni, il nostro contratto ARIS è scaduto e non vediamo nessun segnale concreto di rinnovo. È inaccettabile che si continui a trattarci così, sulle spalle di chi si spende senza riserve per la cura degli altri. Non possiamo più accettare piani di lavoro sempre più gravosi, doppi turni e carichi emotivi schiaccianti senza che ci venga riconosciuta la giusta dignità professionale ed economica.
Siamo stanchi. Stanchi di un sistema che ignora il nostro valore, mentre i costi della vita aumentano e i nostri salari restano bloccati da anni. Chiediamo con forza e decisione che vengano riconosciuti i nostri diritti: il rinnovo del contratto, l’adeguamento salariale che rispecchi le responsabilità e la professionalità che dimostriamo ogni giorno.
Non siamo solo numeri o risorse da sfruttare. Siamo lavoratrici e lavoratori, siamo persone che meritano rispetto, valorizzazione e condizioni di lavoro dignitose. La nostra richiesta è giusta e legittima: vogliamo un contratto equo, salari adeguati, e un riconoscimento reale e concreto della nostra funzione sociale.
Oggi più che mai dobbiamo essere uniti e determinati. Per noi, per il futuro delle RSA, per tutti quei cittadini che affidano a noi la loro vita e la loro dignità. Basta rinvii, basta promesse vuote. È tempo che chi ci governa e chi gestisce queste strutture capisca che senza oss non c’è assistenza, senza oss non c’è umanità.
Insieme chiediamo rispetto, insieme rivendichiamo i nostri diritti. Perché cura significa anche riconoscimento.
Grazie.