A rischio servizi e occupazione delle partecipate del Comune di Genova. Il commento di Igor Magni
La condizione in cui versano alcune aziende partecipate dal Comune di Genova desta forte apprensione sia per quanto riguarda il servizio alla cittadinanza sia sul fronte occupazione. Da tempo esprimiamo forti preoccupazioni in merito alla situazione economico-finanziaria della fondazione Teatro Carlo Felice e, più in generale, per le criticità che continuano a interessare aziende strategiche della città, in particolare AMT.
L’esposto alla magistratura e alla Corte dei Conti sul bilancio 2024 del Teatro Carlo Felice da parte del Comune di Genova apre uno scenario estremamente delicato. Le verifiche riguardano operazioni contabili che potrebbero avere inciso in modo significativo sulla rappresentazione economica dell’ente. Secondo quanto emerso, alcune poste di bilancio – tra cui la valorizzazione degli allestimenti scenici acquistati per poche decine di migliaia di euro e iscritti per oltre un milione -potrebbero avere alterato il risultato economico, mentre si prospetta per il 2025 una perdita già stimata in milioni di euro.
Di fronte a questo quadro, sperando non ci siano altre spiacevoli sorprese, la CGIL di Genova ritiene sia imprescindibile mettere al centro tre priorità: trasparenza e verità sui conti, tutela dell’occupazione, difesa dei servizi pubblici essenziali e ruolo strategico delle aziende partecipate. Sui conti è necessario che gli accertamenti della magistratura e della Corte dei Conti facciano piena luce sulle responsabilità e sulle eventuali criticità gestionali. La gestione delle risorse pubbliche deve essere improntata a criteri di correttezza, trasparenza e sostenibilità. Sull’occupazione non è accettabile che eventuali errori o irregolarità gestionali ricadano sui lavoratori e sui loro salari. Al Carlo Felice sono coinvolti 300 addetti che rappresentano per professionalità il perno su cui rilanciare il Teatro attorno al quale ruotano precari, fornitori e un intero indotto. Allo stesso modo, per AMT, la messa in sicurezza economica deve avvenire garantendo il servizio, la stabilità occupazionale, i salari e la qualità del lavoro. Il terzo punto da sottolineare riguarda la difesa dei servizi pubblici essenziali e del ruolo strategico delle aziende partecipate. AMT rappresenta un presidio fondamentale per il diritto alla mobilità dei cittadini genovesi. Il Teatro Carlo Felice è un’istituzione culturale centrale, non solo per la produzione artistica ma anche per il potenziale richiamo turistico che dovrebbe poter generare insieme all’immagine della città.
Indebolire questa realtà significa colpire direttamente la coesione sociale e lo sviluppo economico del territorio. Quello che occorre è un continuo confronto tra sindacato e istituzioni che miri alla messa in sicurezza economica e gestionale di questa realtà con garanzie vincolanti sulla tutela dei livelli occupazionali e investimenti strutturali con l’impegno, certo, della Regione.
Genova non può permettersi l’indebolimento del proprio sistema pubblico. Serve responsabilità, ma anche una visione chiara: rilanciare AMT e il Teatro Carlo Felice come pilastri di una città più equa, accessibile e attrattiva e individuare le responsabilità di questa situazione che rischia di influenzare anche altri capitoli di spesa del Comune di Genova anche per effetto delle minori risorse trasferite dello Stato: ne è esempio l’inaccettabile taglio di ben 970 milioni di euro a livello nazionale sulle politiche della casa che per Genova corrispondono a 13 milioni uniti al recupero di 600 alloggi.
Serve certamente un impegno in questo senso diametralmente opposto, lo Stato deve allargare i cordoni della borsa ed intervenire per sostenere le realtà a servizio dei cittadini, il lavoro ed i salari.
Igor Magni, Segretario Generale Camera del Lavoro di Genova