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Giugno è un mese di ricorrenze importanti. Qualche giorno fa a Campi, insieme ad Anpi e Associazione 16 giugno 1944, abbiamo ricordato il rastrellamento di circa 1500 operai dalle fabbriche genovesi. Quella del 16 giugno 1944 fu la più grave e vasta rappresaglia tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell’intero periodo di occupazione nazifascista. A farne le spese i lavoratori del ponente e in particolare delle quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri.

Giugno è un mese importante perché si ricorda anche un’altra data fondamentale della storia cittadina e del Paese: il 30 giugno 1960 la Camera del Lavoro proclamò lo sciopero contro la convocazione del Congresso del Movimento Sociale Italiano presso l’allora Teatro Margherita di Via XX Settembre e fu così che, dopo settimane di mobilitazione, la città insorse. Erano passati solo pochi anni dalla fine della guerra e della Resistenza e il
ricordo delle violenze e delle persecuzioni nazifasciste era ancora vivo. Come era vivo il ricordo di chi, nel giugno 1944 era a capo della Prefettura, il Prefetto Basile, quello stesso Basile che avrebbe dovuto, secondo il Movimento Sociale, presiedere i lavori del Congresso. La doppia circostanza, la convocazione di quel congresso di partito dichiaratamente fascista proprio di fronte al sacrario partigiano del Ponte Monumentale e quella di farlo presiedere da uno dei responsabili del rastrellamento del ’44, fu vissuta come una vera e propria provocazione da una città dove, unico caso in Europa, i tedeschi si arresero ai partigiani, e che anche per questo venne insignita della Medaglia d’oro al Valor Militare. Erano passati solo 15 anni da quel giugno del 44 e il ricordo di quanto accaduto era ancora troppo vivo tra i genovesi. Il tragico rastrellamento degli operai era uno degli avvenimenti che avevano sconvolto la città ma non era stato un fatto isolato. I nove mesi che trascorsero dall’8 settembre 1943 al 16 giugno 1944 furono drammatici: minacce da parte delle Istituzioni, bombardamenti, fame avevano fatto nascere nelle fabbriche un sentimento di rabbia e di rivolta che venne alimentato anche dalle azioni partigiane con azioni durissime contro i tedeschi e che scatenarono rappresaglie vergognose verso cittadini inermi e detenuti politici. Genova, e soprattutto il Ponente e la Valpolcevera furono sottoposte anche a massicci bombardamenti, scattò un vero e proprio coprifuoco con misure che limitavano pesantemente la libertà personale e i razionamenti diventarono sempre più pesanti. Ricordare quegli avvenimenti aiuta a comprendere la reazione della città nel giugno sessanta. Da Genova la protesta si allargò in seguito ad altre città italiane. La reazione del Governo, presieduto da Tambroni, fu durissima e vi furono morti tra i civili. L’ondata di repressione alla manifestazione di Genova e quello che ne seguì segnarono la fine suo Governo e portarono ad una nuova stagione politica nel Paese. Il ruolo fondamentale del mondo del lavoro nella lotta di Liberazione e quello agito anche oggi come presidio democratico saranno al centro del convegno del 26 giugno a Palazzo Ducale e il 30 giugno della manifestazione che Camera del Lavoro e Anpi Genova promuovono ogni anno in occasione dell’anniversario. Quest’anno l’appuntamento sarà in piazza della Vittoria alle 16.30 per proseguire con il corteo che terminerà in piazza Largo Pertini.

Simona Nieddu è Segretaria Camera del Lavoro di Genova