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Commeorazione Kostas Georgakis

Intervento Igor Magni Segretario Generale Camera del Lavoro Metropolitana di Genova in data 19 settembre 2022 in Piazza Matteotti a Genova (Bozza non corretta)

Buongiorno a tutte e tutti.

Consentitemi di cominciare ringraziando tutto il gruppo degli organizzatori prima di tutto l’Anpi e il Centro documentazione Logos, Goodmorning Genova, la rivista La Città, Marcello Zinola, e tutti coloro che hanno deciso di essere qui oggi. Quest’anno dobbiamo ringraziare il Comune di Genova e soprattutto l’Asef che ha raccolto l’invito dell’Anpi e ha restaurato la targa che ricorda il sacrificio di un giovane ragazzo greco che 52 anni fa si toglieva la vita per protestare contro la dittatura fascista che soffocava il suo paese.

Ricordare Kostas oggi non solo è un dovere civico e morale, ma è anche estremamente necessario. Negazione delle libertà personali, guerre, soprusi e sopraffazioni di ogni genere sono ben lontani dall’essere sconfitti. Così come le dittature nel mondo, più o meno esplicite, alcune non lontano da noi.

E allora quella di oggi non è una commemorazione fine a se stessa. E’ dire a noi stessi e ricordare al mondo che non c’è niente di più prezioso della libertà e della democrazia.

Gli anni settanta furono anni di cambiamento dentro ad un contesto economico/sociale non semplice, ma dinamico: la crisi energetica del 1973 Willy Brandt e l’Ostpolitik, la via all’eurocomunismo avviata in Italia da Berlinguer, la caduta dei regimi fascisti in Spagna e Portogallo ma anche l’insediamento di nuovi sanguinosi regimi in America latina, in Cile con Pinochet e in Argentina con Videla. Non molti anni prima, nel 1967, dopo il golpe dei Colonnelli in Grecia si insediò quella che fu chiamata “La Giunta”, una serie di governi militari che soppresse il Governo democratico di sinistra iniziando una dittatura che arrestò e deportò gli oppositori. Abolì le libertà politiche e civili, sciolse i partiti portando il terrore e sviluppando rapporti con diverse formazioni di destra in Europa e nel mondo e anche nel nostro Paese, sia parlamentare con il Movimento sociale, che extra parlamentare con Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, ma anche con certi ambienti eversivi del SID, i nostri servizi segreti.

Per descrivere il clima di quegli anni, fatemi ricordare che anche nel nostro paese nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970 fu tentato un golpe organizzato da Giulio Valerio Borghese fondatore del Fronte Nazionale, movimento di estrema destra, fermato mentre era già in corso di esecuzione e con la fuga in Spagna di quest’ultimo.

E ricordando oggi Kostas, ricordiamo quegli anni e ricordiamo tutti quanti hanno avuta a cuore la difesa dei diritti, della libertà e della democrazia. Era il 24 gennaio 1979 quando le Brigate Rosse uccidevano a Genova Guido Rossa, operaio dell’Italsider e delegato sindacale della Cgil. Eravamo alla fine degli anni settanta che troppo spesso sono ricordati solo per essere gli anni del terrorismo e molto più raramente come fucina di grandi idee, di impegno e passione, di conquiste civili, come le leggi sull’aborto e sul divorzio, la legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi o, per parlare dei temi a noi più vicini lo Statuto dei Lavoratori. Conquiste sociali e del lavoro che ancora oggi qualcuno mette in dubbio e sulle quali pensa di poter tornare indietro.

Io ricordo le tensioni di quegli anni, ne ho un ricordo vivo anche se ero solo un bambino e ricordo l’omicidio di Rossa, ricordo di aver percepito l’angoscia di quella tragedia e allo stesso tempo  l’orgoglio operaio e del mondo del lavoro.

Il mondo del lavoro del resto non si è mai tirato indietro e lo ha dimostrato nei momenti più difficili. La Resistenza, lo sciopero del 30 giugno del ‘60 contro l’effettuazione del congresso neofascista al Teatro Margherita, le mobilitazioni degli anni 60/70 per i diritti del lavoro, civili, per la pace nel mondo e contro le tirannie sono solo alcuni esempi. La storia del movimento operaio è intrisa di partecipazione e azioni a tutela dell libertà e della democrazia. Quando fu approvata la legge 300 del 70, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori, si disse che la Costituzioni era finalmente entrata in fabbrica.

Se oggi siamo qui è per trasmettere la memoria, quella delle conquiste e quella delle sconfitte.

La conoscenza di quello che è stato ci serve per comprendere da dove veniamo, per cercare di evitare che alcune pagine drammatiche del nostro passato possano ripetersi e anche per capire come importanti e fondamentali pagine della nostra storia siano state scritte da persone normali, donne e uomini che non hanno esitato a fare la cosa giusta quando hanno dovuto scegliere, magari mettendo a repentaglio la propria vita.

Per questo oggi ricordiamo un fatto drammatico: un giovane uomo che nel cuore della notte decide di darsi fuoco per protesta. Sono passati 52 anni, ma non si può non provare dolore nel ricordare quello che è stato. Il nostro dovere oggi è quello di non lasciare che fatti come questo cadano nell’oblio e nello stesso tempo dobbiamo adoperarci affinchè gli ideali di giustizia e libertà ai quali tendeva Kostas siano difesi ed estesi a chi non li ha. La violenza, giustamente odiata da Kostas, è la stessa che oggi colpisce i popoli senza democrazia, le persone senza diritti, quelle colpite dalla guerra, quella perpetrata sui più deboli, sulle minoranze, sui migranti in cerca di un futuro.

Soprattutto nell’ultimo decennio la crisi economica, la pandemia e oggi anche la guerra assurda che stiamo vivendo in Europa, hanno spinto lavoratrici e lavoratori sempre più poveri, precari, atipici, insicuri a chiudersi in se stessi. Nel tempo si sono ridimensionate le grandi concentrazioni operaie, brodo di coltura di ideali condivisi ispirati ai principi della solidarietà, è cambiata la composizione della politica e la parcellizzazione del lavoro ha prodotto inevitabilmente maggior individualismo e le disuguaglianze sono sempre più marcate: sono aumentate le divisioni tra nord e sud, tra uomini e donne, giovani e anziani, italiani e immigrati, esseri umani come noi ma in cerca di un futuro migliore. Ma nei posti di lavoro c’è anche solidarietà e attenzione a questi problemi, non solo filosoficamente ma anche praticamente e sempre da quel mondo del lavoro può e deve nascere un cambiamento, una nuova consapevolezza che torni a mettere al centro l’essere umano ed i suoi diritti ovunque nel mondo, perché divisi non si va da nessuna parte.

Quello che possiamo fare noi, singolarmente e collettivamente, è coltivare la memoria e tendere, nell’agire quotidiano, a migliorare la nostra società lavorando giorno per giorno, per unire laddove si vuole dividere, per i diritti di donne e uomini,  per il lavoro e la sua dignità, per salari e lavoro dignitosi, per l’accoglienza, l’integrazione, per la difesa della democrazia e della nostra Costituzione che è stata definita ed è “la più bella del mondo”, ed è per questo che il drammatico gesto di Kostas Georgakis oggi è ancora così forte ed è per questo che serve ricordare il suo sacrificio.