Introduzione di Igor Magni Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Genova in occasione del primo evento che celebra il 130esimo compleanno della Cgil genovese
Bozza non corretta
Genova, 29 maggio 2016
Benvenute e benvenuti alla Camera del Lavoro di Genova.
È per noi motivo di particolare soddisfazione aprire con questo incontro il ciclo di iniziative che accompagnerà le celebrazioni per i 130 anni della Camera del Lavoro di Genova.
Era il 31 maggio del 1896 quando la Camera del lavoro fu inaugurata ufficialmente e dopo 130 anni, al di là della ricorrenza storica, l’evento rappresenta un momento di interesse per la città essendo le lotte e le vicissitudini della classe lavoratrice – di ieri e di oggi – intrinseche allo sviluppo sociale, culturale, politico ed economico cittadino, non a caso oggi abbiamo graditi ospiti con noi l’Assessore comunale Robotti e il Presidente del Municipio che ringraziamo.
Per l’importante compleanno, che ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Genova, stiamo organizzando diverse iniziative pubbliche, la prima di questo percorso è quella odierna, con l’apertura straordinaria della Quadreria Cgil “Enrico Bruno Novali” del quale ci parlerà dopo la curatrice. L’altro appuntamento di grande rilievo è la preparazione e stesura del volume che abbiamo affidato alla professionalità di Sebastiano Tringali. Annuncio qui che il prossimo 15 dicembre presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, la Camera del Lavoro presenterà il libro sull’occupazione della Pettinatura Biella. La vertenza ha il suo massimo di visibilità tra il 1974 e il 1975 e nel cinquantesimo di quella storica occupazione che coinvolse la fabbrica di Fegino di proprietà del gruppo biellese Fila, vogliamo ripercorrere la battaglia sindacale che coinvolse la città di Genova, il mondo della cultura e dello spettacolo a livello locale e nazionale. Dalla Pettinatura Biella infatti passarono artisti come Dario Fo, Ottavia Piccolo, Lucio Dalla e molti altri.
L’occupazione della Pettinatura era prevalentemente femminile, così come la capo popolo che organizzò l’occupazione e che la sostenne per oltre 400 giorni: Tea Benedetti, partigiana, politica e per anni protagonista della rete delle pubbliche assistenze genovesi, alla quale Genova ha dedicato via Tea Benetta qui a Campi e un palazzetto sportivo.
Ecco perché quello di oggi è un anniversario importante, che non rappresenta soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un’occasione per interrogare la nostra storia alla luce del presente, per rileggere il senso del lavoro, della rappresentanza e dei diritti sociali dentro le trasformazioni profonde che stanno attraversando la società contemporanea.
Questo primo appuntamento è dedicato alla presentazione della Quadreria della Camera del Lavoro di Genova, intitolata a Enrico Bruno Novali, artista e segretario del Sindacato Nazionale Artisti della Cgil, figura che ha saputo tenere insieme, in modo coerente e appassionato, la dimensione dell’impegno culturale ed artistico e quella dell’impegno sindacale e civile. La Quadreria è oggi curata da Gigliola Novali, che ha raccolto e valorizzato questo patrimonio con uno sguardo insieme affettivo, storico e critico, restituendo continuità a una storia che è insieme familiare, artistica e collettiva.
La Quadreria nasce da un nucleo di opere donate nel corso degli anni da artiste e artisti, prevalentemente genovesi e liguri, che tra gli anni Settanta e Ottanta si riconoscevano nell’esperienza del Sindacato degli Artisti e in una idea dell’arte profondamente intrecciata con la vita sociale e politica del proprio tempo. Non si tratta quindi di una collezione costruita secondo criteri puramente estetici o museali, ma di un insieme vivo, stratificato, espressione di una comunità culturale che ha scelto di misurarsi con le contraddizioni del proprio presente.
Le opere affrontano temi che ancora oggi ci interrogano con grande forza: il lavoro, nelle sue forme materiali e simboliche; le lotte sociali e la memoria della Resistenza; la condizione delle donne e le disuguaglianze di genere; le questioni ambientali ed ecologiche; il rapporto tra individuo e collettività; fino alle trasformazioni profonde del tessuto sociale ed economico.
Questa Quadreria, inoltre, ha una caratteristica particolare: non è confinata in uno spazio espositivo tradizionale, ma è diffusa all’interno dei nostri luoghi di lavoro, dei corridoi, degli uffici, degli spazi quotidiani della Camera del Lavoro. Le opere non sono separate dalla vita dell’organizzazione, ma ne fanno parte. Questo significa che l’arte non è qui qualcosa da osservare a distanza, ma una presenza che accompagna il lavoro quotidiano, che interroga chi passa, chi sosta, chi attraversa questi spazi per motivi diversi.
In questo senso, la Quadreria rappresenta anche un’idea precisa: che il lavoro non è mai soltanto produzione o prestazione, ma anche cultura, memoria, immaginazione e capacità di leggere criticamente il mondo.
Questa per noi è una prova generale che inizia un percorso che in autunno vedrà nuovi appuntamenti e soprattutto gli studenti delle scuole superiori che si sono già prenotati per un evento simile ad inizio anno scolastico. Per noi il dialogo con le nuove generazioni è essenziale. Non si tratta solo di trasmettere la memoria, ma di costruire insieme una consapevolezza. I giovani sono parte di un mondo del lavoro profondamente mutato, segnato da frammentazione, precarietà, flessibilità spesso imposta, e da nuove forme di disuguaglianza che attraversano anche l’accesso alle opportunità formative e professionali.
A questo quadro si aggiunge un contesto globale che non può essere ignorato: guerre che tornano a segnare l’Europa e altre aree del mondo, squilibri internazionali crescenti, crisi democratiche, migrazioni forzate, e troppo spesso violazioni dei diritti umani che interpellano la coscienza collettiva. Anche le opere che oggi presentiamo, pur nate in un’altra stagione storica, risuonano con queste domande e con queste inquietudini.
Proprio per questo, la Quadreria non è un archivio del passato, ma uno spazio di interrogazione del presente. Le immagini, i linguaggi, le poetiche che la attraversano non offrono risposte definitive, ma aprono domande: sul senso del lavoro, sulla dignità delle persone, sul rapporto tra economia e giustizia sociale, sul ruolo dell’arte come forma di testimonianza e di responsabilità.
Desidero infine sottolineare come questo patrimonio, nato da donazioni spontanee, che continuano anche oggi, di artiste e artisti che in gran parte si riconoscevano in un’esperienza collettiva del Sindacato degli Artisti, rappresenti anche un gesto di fiducia verso il ruolo che le camere del lavoro hanno avuto, fin dalla loro nascita, e verso la sua funzione sociale. È un patrimonio che ci è stato consegnato non per essere semplicemente conservato, ma per essere vissuto, condiviso e reso nuovamente significativo nel presente.
Al termine di questo nostro comune momento introduttivo e degli interventi che seguiranno questa mia breve introduzione, prenderanno avvio le visite guidate alla Quadreria, che consentiranno di entrare in relazione diretta con le opere, attraversando i luoghi della Camera del Lavoro e incontrando, in questa forma diffusa, un patrimonio che continua a parlare al presente.
Le camere del lavoro sono state, sono e saranno sempre più il luogo dove si cerca di ricomporre le fratture nel lavoro, dove si tutelano i diritti collettivi ed individuali ma anche uno spazio aperto alla cittadinanza per tracciare una via che consenta il cambiamento della nostra società. Una società sempre più multietnica, dove l’integrazione, il lavoro, i diritti e la difesa della nostra democrazia in modo compiuto non siano solo una speranza ma la base della quotidianità di tutte e tutti.
Approfitto per ringraziare il gruppo di lavoro formato dalle compagne e dai compagni della Camera del Lavoro che si stanno prodigando per far vivere questa esperienza, senza i quali non saremmo qui oggi e ovviamente Gigliola che con pazienza e professionalità ci guida in questo percorso.
Vi ringraziamo per la vostra presenza e vi auguriamo una buona visita e un buon incontro con questo intreccio di arte, storia e impegno civile.