image_pdfimage_print

Sono tante le sfide che attendono Genova e il suo territorio in questo anno che sta iniziando e tante sono le criticità a partire dal lavoro. La precarietà continua a essere la ferita più profonda che caratterizza il mercato del lavoro, anche nella nostra città. Tra i nuovi assunti mediamente a nove su dieci sono applicati contratti precari e non si tratta solo di giovani: troppe donne, troppi lavoratori maturi vivono in una condizione di incertezza permanente, con contratti brevi, part-time involontari e salari insufficienti. Genova non può permettersi un futuro fondato sulla fragilità occupazionale ed è per questo che occorrono investimenti stabili, vere politiche industriali e un impegno concreto delle imprese e delle istituzioni per creare lavoro di qualità, sicuro e tutelato a partire dalla formazione per chi un lavoro lo ha già e soprattutto per chi lo cerca. Lavoro e buona occupazione sono lo strumento per combattere anche la povertà che cresce – e lo fa in silenzio – e le disuguaglianze. Aumentano le famiglie che non riescono a sostenere le spese essenziali, gli anziani soli, i lavoratori poveri che, pur avendo un impiego, non arrivano alla fine del mese. È un fenomeno che attraversa tutta la città, dai quartieri centrali alle vallate. Per questo chiediamo un rafforzamento delle politiche sociali, un welfare territoriale più vicino alle persone e strumenti di sostegno che non siano punitivi ma inclusivi. Un allarme particolare è legato all’abitare perchè per molti il problema casa è tornato prepotente con affitti alle stelle e con alcune situazioni al limite tra il dramma e il grottesco. È il caso ad esempio di tanti richiedenti asilo che, anche se per pochi spiccioli superano i 7 mila euro di reddito, sono espulsi dal centro di accoglienza e si trovano a dover dormire per strada perché impossibilitati a trovare un alloggio alla loro portata. Sociale, assistenza, sanità: tre grandi temi che interessano l’intera collettività a partire dai più fragili. La sanità ormai vive nella cronica carenza di risorse in una crisi strutturale composta da personale insufficiente e sfiancato dal lavoro, liste d’attesa interminabili, servizi territoriali deboli o inesistenti. E qui in Liguria, dall’alto, è calata anche la confusa e frettolosa “riforma” voluta dal Presidente Bucci che appare più come una operazione di contenimento costi rispetto ad un miglioramento delle condizioni per pazienti e operatori. La salute non può essere un privilegio né un percorso a ostacoli. Difendere la sanità pubblica significa difendere un diritto universale e noi continueremo a chiedere assunzioni, investimenti, e una programmazione che rimetta al centro i bisogni reali delle persone, non la logica dei tagli; lo faremo fattivamente, già a partire dalle prossime settimane, quando lanceremo la raccolta firme per una legge d’iniziativa popolare che vada in questo senso. Ma c’è anche un’altra riforma che preoccupa fortemente, quella che il Governo sta portando avanti sui porti. Così come oggi delineata, la riforma sui porti rischia di concentrare poteri e grandi risorse a Roma lasciando il potere decisionale in mano ai politici, indebolendo fortemente le funzioni delle autorità di sistema dei territori e la capacità di programmare lo sviluppo locale. Il porto di Genova è un’infrastruttura strategica nazionale, ma è soprattutto un patrimonio della città e dei suoi lavoratori. Difenderne la governance significa difendere la possibilità di decidere nel territorio, dove si vive e lavora e dove ci sono certamente benefici ma anche le ricadute operative, le scelte che riguardano il futuro dello scalo, del sistema logistico e del modello complessivo.

Infine un pensiero va all’ex Ilva, al suo futuro industriale, alla lotta dei suoi lavoratori. Quella dell’ex Ilva è una delle questioni industriali più delicate sia per Genova sia per il Paese. È giunto il momento di pretendere risposte definitive anche perché sembra esserci una trattativa in corso tutta ancora da definire e per la quale va assolutamente coinvolto il sindacato sin dalle fasi iniziali. Lo Stato, se l’operazione di cui si parla in queste ore andrà in porto, dovrà restare dentro la proprietà e diventarne garante.

I lavoratori vivono da anni nell’incertezza, sospesi tra promesse disattese, piani industriali mai pienamente realizzati e come spesso accade sembrano essere, con il sindacato, gli unici a credere ad un futuro per il settore. Per noi la priorità è chiara: garantire occupazione stabile, sicurezza, investimenti e una prospettiva industriale sostenibile e credibile in grado di coniugare lo sviluppo con la salute e l’ambiente.

Di fronte a queste sfide, la Camera del Lavoro di Genova continuerà a essere un presidio di democrazia, partecipazione e giustizia sociale. Non ci limiteremo a denunciare i problemi: costruiremo proposte, mobilitazioni, alleanze sociali. Perché il futuro non si attende, si conquista insieme, e quello che vogliamo noi è un futuro di pace, lavoro, diritti e dignità per tutte e tutti.

Con determinazione buon 2026.

Igor Magni Segretario Generale Camera del Lavoro di Genova