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Si è concluso il Primo Congresso di Sinistra Universitaria – UDU Genova, l’appuntamento che ha segnato un passaggio storico per l’organizzazione studentesca genovese da quando è entrata a far parte dell’Unione degli Universitari. Al termine di una giornata di dibattito congressuale, Francesco Devoti è stato eletto nuovo coordinatore, insieme al responsabile dell’organizzazione Francesco Gelsomino e alla responsabile comunicazione Ilaria Fischer, raccogliendo il testimone da Michele Ciulla, coordinatore uscente, ringraziato per l’impegno e la tenacia messi al servizio dell’organizzazione negli anni del suo mandato. Il congresso arriva a coronamento di un biennio di crescita per Sinistra Universitaria, diventata la prima lista dell’Università degli Studi di Genova, e si è svolto in coincidenza con il venticinquesimo anniversario del G8 di Genova del 2001, richiamato più volte nel corso dei lavori come orizzonte di senso per l’impegno politico e sindacale dell’organizzazione.

“Vogliamo costruire – dichiarano Devoti, Gelsomino e Fischer, neoeletti nell’esecutivo di base – quell’altro mondo possibile che chiedevamo venticinque anni fa. Ci hanno dato i manganelli, le pistole, gli spari, perché i governi di destra, quando si trovano di fronte alle contraddizioni, smettono di rispondere con le parole e passano alle vie di fatto, con la violenza di Stato. La violenza di Stato consumata sulle manifestanti pacifiche di quei giorni di luglio, la violenza di Stato perpetrata su Carlo Giuliani, la violenza di Stato che, ieri, si è abbattuta di nuovo su una persona migrante. Non staremo zitte di fronte a questo scempio, a questa barbarie”.

Il congresso, che si aspettava da molto tempo, ha però rappresentato anche l’occasione per un bilancio critico degli ultimi due anni dell’associazione, brillanti su molti fronti ma contemporaneamente portatori di difficoltà che si dovranno sanare a partire da domani. A partire dal nodo della partecipazione femminile e delle questioni di genere, indicato come priorità assoluta per i prossimi due anni, fino all’impegno a rafforzare il radicamento territoriale in una regione che vede le giovani generazioni andare altrove in cerca di opportunità. Su questi obiettivi, e sul mandato appena ricevuto, il neo coordinatore ha chiuso la relazione con parole di fiducia nel futuro dell’organizzazione: “Cambiare il mondo – concludono – non è follia né utopia, è semplicemente giustizia. Lo possiamo fare. Lo dobbiamo fare”.