Strumenti di accessibilità

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico si può dire con certezza che anche quest’anno i lavoratori e le lavoratrici della scuola sono riusciti nel “miracolo” che si ripete ogni settembre: far ripartire la complessa struttura organizzativa della scuola resa sempre più difficile e in affanno dagli innumerevoli, sporadici ed improvvisati interventi che vengono operati sul corpo vivo della comunità educante. Definire miracolo l’apertura delle scuole non è una esagerazione; solo a Genova si sarebbero potuti mettere in ruolo 332 collaboratori scolastici: peccato che il Ministero abbia autorizzato solo il 30 per cento dei posti con il rischio che un imprevisto qualsiasi può mettere a rischio l’apertura fisica del portone: è già capitato e ricapiterà. In queste condizioni, sono circa 200 mila i precari a livello nazionale che hanno iniziato l’anno senza quella stabilità lavorativa che consente certezza del proprio futuro. Su Genova sono centinaia le cattedre in attesa del proprio docente situazione ancor più grave nel sostegno, quotidianità che colpisce le studentesse e gli studenti più fragili. La soluzione adottata dal Ministero è quella di affidare i nostri ragazzi a personale non specializzato, una scelta che se da un lato colpisce direttamente il diritto all'inclusione e alla continuità didattica delle alunne e degli alunni con disabilità, dall’altro mette in difficoltà anche gli insegnanti costretti a cambiare continuamente scuola magari lasciando a metà il lavoro iniziato.
E questo nonostante la consueta narrazione che il governo ripete: la scuola è pronta a ripartire “più forte che mai”.
La realtà è ben diversa e anziché adoperarsi per queste emergenze considerati gli impatti sulla qualità dell’istruzione e sui diritti di lavoratrici e lavoratori, il ministro Valditara ha preferito tornare sulla sua comfort zone fatta di tetto alla presenza di ragazzi e ragazze di origine straniera, corsi di lingua obbligatori per i genitori di chi “va male”, una lotta alla presunta islamizzazione nelle classi italiane e così via.
La contraddizione diventa ancora più evidente quando ci si trova davanti a un’emergenza sociale. È il caso dei femminicidi, purtroppo sempre al centro delle cronache. Alla scuola si chiede di intervenire sulla cultura del rispetto e delle relazioni, ma senza metterla nelle condizioni di farlo davvero, a partire dall’educazione sessuale e affettiva, che questo governo non sembra intenzionato a rendere strutturale.
E mentre le scuole affrontano tutti questi problemi, arrivano riforme che intervengono sull’idea stessa di istruzione, come quella sugli istituti tecnici e professionali. La Federazione lavoratori della Conoscenza Cgil è contraria a un modello che rischia di subordinare sempre più la scuola alle esigenze del mercato del lavoro. Per il prossimo 24 settembre presso il Gastaldi Abba Flc Cgil ha organizzato una assemblea riservata al personale scolastico delle scuole liguri per discuterne con lavoratrici, lavoratori e comunità scolastica e costruire insieme una risposta.
È dentro queste contraddizioni che la Flc Cgil sceglie di stare al fianco di lavoratrici, lavoratori e studenti, per difendere una scuola pubblica che abbia gli strumenti per affrontare le emergenze sociali e non perda la sua funzione educativa. Per chiedere più risorse, più diritti e condizioni che permettano alla scuola di garantire davvero qualità, inclusione e pari opportunità.


Elena Bruzzese Segretaria Generale Flc Cgil Genova