Lo scorso 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il nuovo impianto normativo modifica, in modo significativo, il sistema europeo e nazionale di gestione delle domande di protezione internazionale.
Nel nostro Paese sono prevalentemente i patronati ad assistere i cittadini stranieri per le procedure amministrative connesse al rilascio, rinnovo, aggiornamento, duplicato e conversione dei titoli di soggiorno nonché per le richieste di ricongiungimento familiare e ingressi fuori quota.
La presenza dei Patronati autorizzati, soprattutto a Genova e in Liguria, è una garanzia di serietà riconosciuta da tutti coloro che se ne avvalgono. Basti pensare che dagli ultimi dati del rendiconto sociale Inps, emerge come i patronati autorizzati in Liguria rappresentino la quasi totalità delle pratiche effettuate con percentuali molto alte su quelle legate all’invalidità civile (84% del totale delle pratiche), nelle prestazioni pensionistiche e previdenziali (75%), pratiche di NASPI (67%).
I Patronati del Ce.Pa. ad esempio (il raggruppamento che unisce i Patronati di Acli, Cgil, Cisl e Uil) assicurano un contributo significativo anche nell’assistenza ai cittadini stranieri, garantendo la gestione e la trasmissione di un numero rilevante di pratiche relative al rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno, nonché ai procedimenti di ricongiungimento familiare, confermando il ruolo essenziale svolto dalla rete dei Patronati nell’accesso ai diritti e nel supporto amministrativo, orientamento, informazione e tutela dell’utenza.
E’ sulla base dell’esperienza maturata sul campo in materia di immigrazione, unitamente alla particolare condizione di vulnerabilità che caratterizza i richiedenti protezione internazionale, che quanto previsto dal Patto normato attraverso un decreto legge in fase di conversione (di fatto esautorando il dibattito parlamentare e senza confronto con i soggetti sociali), ci preoccupa fortemente.
Una delle criticità maggiori riguarda l’eventuale coinvolgimento dei Patronati nelle fasi di manifestazione di volontà e formalizzazione della domanda di protezione internazionale da parte del richiedente, fase che comporta lo svolgimento di attività strettamente connesse all’esercizio di diritti fondamentali della persona e possono determinare effetti procedurali rilevanti ai fini della decadenza, del ritiro implicito o della perdita di diritti del richiedente, fino al rimpatrio forzato.
Sebbene l’iter sia stato presentato dalle istituzioni europee come uno strumento volto a rendere più efficaci e uniformi le procedure di asilo, il Patto rafforza di fatto un approccio securitario e di controllo delle politiche migratorie, estendendo le procedure di frontiera, ampliando le possibilità di trattenimento e introducendo ulteriori limitazioni nei confronti dei richiedenti asilo.