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Chi è nato e vissuto a Sestri vive un legame viscerale con il quartiere. Io stessa, come cittadina sestrese che vi è nata e cresciuta e come sindacalista che segue la vicenda del Ribaltamento a mare di Fincantieri, mi sento profondamente coinvolta dalle vicende che la riguardano. Quando ero piccola le sirene dei cantieri scandivano i tempi del giorno: la sirena serale delle cinque annunciava la fine del lavoro e centinaia di operai si riversavano nell’allora via Garibaldi, oggi via Sestri: chi andava verso casa, chi al Dopolavoro Ansaldo per le bocce o il biliardo. Da cittadina ne ho respirato l’aria fumosa, ho fatto le solite “vasche” per la via passeggiando tra i negozi.

La vecchia Sestri mi manca, ed è inevitabile per quel senso di nostalgia che si avverte con il passare del tempo; ma la nostalgia come “dolore del ritorno”, porta ad un passato viziato dagli aspetti positivi del ricordo, un passato che, immersi nell’ambito nostalgico, viviamo come migliore del presente.

Il mondo cambia velocemente e non tutti sono pronti, soprattutto se ci si sente soli e abbandonati. E allora il rischio è quello di essere vittima della speculazione di chi, anzichè occuparsi del fenomeno migratorio e gestirlo, alimenta un clima xenofobo e instilla nella popolazione un senso di insicurezza che alimenta divisione e razzismo. E ciò che avviene a livello nazionale impregna il tessuto sociale anche delle periferie. Chi oggi dipinge Sestri come una delegazione insicura e degradata, non la conosce e invece di venire incontro alle esigenze della popolazione si concentra solo sui costi, in particolare quelli legati al Ribaltamento a mare di Fincantieri. L’attenzione è incentrata sulla sostenibilità economica delle fasi del Progetto, soprattutto della Fase 3 che vede lo spostamento a monte della ferrovia. Si chiede l’intervento economico di Fincantieri. Ma le esigenze dei cittadini quali sono? E le soluzioni? La Cgil, che insieme agli altri soggetti pubblici e privati, fa parte dello Steering Committee, organismo che ha il compito di supervisionare il progetto, da tempo aspetta il Piano di Fattibilità economica elaborato da Rfi, che andrà valutato al tavolo con il Sub Commissario responsabile dell’opera. Il ritardo di oltre un anno nell’avvio della fase 3 sta facendo lievitare i costi e il rischio è che, alla fine, nel rimbalzo delle responsabilità, Sestri si veda sottrarre un’occasione importante di riqualificazione, di miglioramento della viabilità, di ampliamento delle zone verdi e di rivalutazione del piccolo commercio.

Da sestrese credo che questa fase, così difficile e delicata, debba essere gestita con coraggio e lungimiranza per non trasformare la città in un dormitorio a beneficio esclusivo di un vero e proprio “cartello” di immobiliaristi che speculano su affitti e compravendite.

Sestri si è ripopolata di una popolazione multietnica i cui bambini vanno a scuola con i nostri figli e nipoti e, forse, sta lì la chiave di volta, la speranza del quartiere: creare gli spazi educativi e di vita dove le nuove generazioni possano trovare una loro dimensione e una nuova forma di cittadinanza che da convivenza forzata diventi invece una piena assimilazione delle reciproche culture. A Sestri servono spazi dove i giovani si possano riunire in maniera sana, spazi dove gli anziani possano interagire e trovare assistenza e compagnia. Se non viene progettata e pensata per il soddisfacimento del bisogno reale dell’utenza finale, l’infrastruttura progettata rischia di trasformarsi solo in un costo o, peggio ancora, in qualcosa di poco fruibile e inutilizzato.

Simona Nieddu

Segretaria Confederale Camera del Lavoro di Genova (Sestrese)