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Cgil: Governo inerte di fronte alle ricadute economiche della guerra in Iran

“Questa mattina si è svolta la seconda riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi da quando è scoppiata la guerra in Iran. Anche in questo caso si è misurata l’inerzia del governo rispetto al rialzo dei prezzi energetici in corso, che rischia di trasferirsi molto rapidamente a tutti i settori produttivi, danneggiando le famiglie e le imprese”. Lo afferma, in una nota, la Cgil nazionale.
“L’inerzia – prosegue la Confederazione – riguarda innanzitutto il conflitto scatenato da Usa e Israele, sul quale l’esecutivo non sta facendo nulla per favorire un cessate il fuoco al fine di proteggere le popolazioni civili e limitare le ricadute sull’economia mondiale, che sta già subendo pesanti contraccolpi, come conferma oggi l’Istat”.
“Nemmeno si intravede alcun ripensamento sui clamorosi errori commessi in questi anni, nel corso dei quali – sottolinea la Cgil – è stata rallentata, se non fermata, la corsa alle fonti rinnovabili, le uniche in grado di abbattere strutturalmente i costi energetici per famiglie e imprese e di garantire indipendenza e sovranità energetica, per puntare invece sulle fonti fossili importate e più costose. È stato inoltre messo in discussione, anche da parte dell’Italia, il Green Deal europeo; milioni di famiglie sono state costrette ad abbandonare il mercato tutelato per passare al cosiddetto ‘mercato libero’, che ha comportato un aumento significativo delle bollette, che ora rischiano di esplodere”.
Per il sindacato di corso d’Italia: “Il pericolo più immediato, nel caso di una nuova fiammata inflattiva, è che, ancora una volta, il conto sia pagato soprattutto da lavoratori e pensionati”.
“E non è certo monitorando i prezzi, senza incidere in alcun modo sul loro aumento, che si risolve il problema. Bisogna intervenire con urgenza per ridurre in maniera strutturale le bollette attraverso: il disaccoppiamento; misure di sostegno finanziate tassando gli extra-profitti delle imprese energetiche; fissando un tetto ai prezzi energetici, come fatto, ad esempio, da Spagna e Portogallo. Ma soprattutto, l’unica soluzione strutturale è alzare significativamente il tasso di produzione da energie rinnovabili. E vanno assolutamente tutelati i redditi fissi, che si sono già drammaticamente ridotti negli ultimi anni a causa dell’alta inflazione cumulata e del drenaggio fiscale (che va neutralizzato) e che non reggerebbero a un ulteriore urto”.
“Infine – conclude la Cgil – vanno riviste le scelte di fondo: il binomio “austerità e riarmo” è ormai insostenibile, perché ci priva dei margini per predisporre qualunque intervento anticiclico e sottrae decine di miliardi alle vere priorità del Paese”.