“Un provvedimento sbagliato che non serve al Paese e crea caos e ingiustizia, prova della debolezza e dell’arroganza del Governo, costruito dentro una logica repressiva e imposto con forzature continue. L’Esecutivo avrebbe dovuto valorizzare il dibattito parlamentare e confrontarsi con le parti sociali. Invece, nonostante la sconfitta del referendum, le piazze di questi mesi e le critiche arrivate da soggetti sociali, associazionismo, avvocatura e magistratura, ha preferito varare norme palesemente incostituzionali alla vigilia del 25 aprile”. Così la Cgil commenta la conversione in legge del decreto sicurezza.
Nel merito, sottolinea in una nota la Confederazione di Corso d’Italia, “questo Esecutivo continua a confondere la sicurezza con la repressione, con norme che non rendono più sicure le città e i territori. Particolarmente grave – si legge poi – è quella che introduce un compenso per gli avvocati che assistono i migranti nei percorsi di rimpatrio volontario. La soluzione che il Governo vorrebbe adottare, con un ulteriore decreto, è peggio dell’errore già fatto”.
“La sicurezza di cui il Paese ha bisogno – ribadisce la Cgil – è di segno opposto: lavoro, salari e pensioni adeguati, diritto alla casa, sanità pubblica, scuola, welfare. E per chi opera nei presìdi della sicurezza pubblica servono risorse, assunzioni, condizioni di lavoro migliori e salari più dignitosi. Il Governo dovrebbe occuparsi dei problemi veri delle persone, affrontando con serietà l’aumento del costo della vita”.
“La Cgil – si legge infine – continuerà a contrastare nel merito questa legge e a battersi perché siano difesi i diritti costituzionali e la libertà di manifestare, e affinché il Governo inizi a occuparsi dei veri problemi degli italiani e delle italiane”.


